Meditare
da Messaggio dall'Himalaya
RIFLESSIONI


Il sadhaka – il praticante, vive nel concreto del suo corpo tutto quanto accade nel cosmo. La meditazione, distaccandolo dal mondo esterno, gli permette all’interno l’ascolto dell’energia sempre presente (sostanza divina sottile) nella quale viene assorbito: un ritorno all’origine in una nuova nascita. Il meditare, infatti, è simbolicamente visto come rientro nel ventre della Madre universale. Egli può anche meditare sull’immagine scelta - murti, che in questo caso diventa medium del divino. Tutti i desideri non esauditi nella sua vita, se vengono offerti, aprono come un varco all’energia rimasta fino allora repressa. Una murti può essere un’immagine, una statua, uno yantra - diagramma cosmico, una pietra, il lingam, o un avatar. Terminato il culto all’immagine, le proiezioni si allontanano, la presenza divina scompare e a volte la statua, svuotata del suo significato, è anche gettata via.
Messaggio dall'Himalaya, di Malti Maria Gabriele Wosien.
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